Una passeggiata tra la storia

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Sul dolce colle di Nervesa della Battaglia (Treviso), poco lontano dal fiume Piave e vicinissimo al grande ossario della I guerra mondiale, si trovano i resti Abbazia di Sant’Eustachio e del primo insediamento monastico risalente all’XI secolo.

Grazie alle ricche dotazioni di Rambaldo III, signore e conte di Treviso, l’insediamento originario accresce d’importanza e diviene sede di un importante cenobio di monaci Benedettini-Cassinesi ed assoggettato all’ordine direttamente controllato dal papato.

Il monastero diviene una importantissima Abbazia meta di pellegrinaggi e “ritiri” per i potenti personaggi locali oltre che luogo di fede per le genti del Montello e della pianura d’innanzi.

Purtroppo questo luogo fu, nel corso di molti secoli, crocevia di battaglie e guerre che contribuirono a distruggere in buona parte questo sito. Oggi, infatti, è possibile visitare quel poco che è rimasto: la struttura esterna dell’Abbazia e qualche statua consumata anche dagli agenti atmosferici.

Dalle guerre tra i Guelfi e i Ghibellini, a quelle tra le truppe imperiali Ungare e le armate della signoria Trevigiana del 1358 fino ad arrivare alle invasioni napoleoniche e le grandi battaglie della I guerra mondiale tra il Piave e il Montello, ridussero quello che restava in un ammasso di rovine.

Perché lo consigliamo?

Perché è una breve e facile passeggiatina, ideale per chi ama scoprire le bellezze che offre il nostro territorio.

Si raggiunge dal centro di Nervesa seguendo le indicazioni per la “strada dorsale” e all’incrocio immediatamente prima dell’inizio della salita si svolta a sinistra a prendere la stretta strada “pedemontana” che contorna il ciglio sud del Montello.

Dalla piazza si vede un cancello con cartello indicante “Abbazia” e cartellonistica, curata dal Consorzio Sviluppo Socio Economico del Montello, indicante l’itinerario ed il finanziamento del progetto Europeo.

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Un stella (Michelin) a Treviso

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Prima stella Michelin per il “Feva”di Castelfranco, il ristorante del giovane Nicola Dinato, classe 1981,  entra nell’olimpo della grande cucina.

Qualche settimana fa lo chef ha ritirato la sua prima stella, ottenuta dopo soli 3 anni dall’apertura del ristorante.

Un risultato che premia il lavoro e la dedizione del cuoco, che dopo tanti  anni in giro  per il mondo in ristoranti di primissimo livello ha deciso di tentare (e ne è valsa di certo la pena) la strada di aprire un ristorante tutto suo.

Non è però la prima stella per un ristorante nell’area trevigiana: in provincia di Treviso,infatti, i locali stellati sono 3. A Oderzo il “Gellius” , a Follina “La Corte“e ora a Castelfranco Veneto.

La cucina proposta dal ristorante Feva vuole “recuperare il rapporto con la natura attraverso i piatti, quel legame con la terra che oggi si è perso nel consumismo dilagante”.

Sappiate che questo ristorante crea dipendenza e non vi stuferete mai di andarci perché ogni due mesi il menù cambia, quindi sarete tentati ad andarci per assaggiare i nuovi piatti.

“Rileggo piatti tradizionali con una chiave moderna – ha raccontato lo chef  Dinato ad un giornale locale – il gusto dev’essere apprezzato anche dai profani, tutti devono capire cosa stanno mangiando, ma oltre a gustare i piatti con il palato si può godere anche con gli occhi”. Nell’estetica un ruolo importante lo gioca anche la moglie Elodie, che dà un tocco francese al ristorante castellano, arricchendolo di spunti cosmopoliti.

Sito web: www.fevaristorante.it

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B&B a Treviso

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Una nostra follower di Milano sta programmando un weekend a Treviso per fare un giro delle famose cantine del Valdobbiadene  e ci ha chiesto di consigliarle qualche b’n’b in città (ne approfittiamo per rimandarvi ad un post che abbiamo scritto qualche tempo fa sulla famosa zona di vini https://mipiacetreviso.wordpress.com/2014/10/13/treviso-e-i-suoi-vini/)

A Treviso è possibile trovate dei Bed&Breakfast molto carini senza spendere grandi cifre.  Ci sono dei bellissimi appartamenti quasi tutti semi nuovi o ristrutturati, oltre che arredati con gusto e davvero molto accoglienti.

Ecco alcuni b’n’b che vi suggeriamo ( la scelta è veramente ampia ed è impossibile segnalarli tutti- se avete degli alloggi che avete provato,  vi invitiamo a segnalarceli  nello spazio dei commenti).

Avogari b’n’b: è un carinissimo b’n’b in centro a Treviso che dista a pochi metri dal Duomo.

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Le camere e la struttura è molto eleganti e arredata con cura, nei minimi dettagli.

Perché si:  offre una terrazza panoramica con vista mozzafiato sulla città.

Locanda Ponte Dante: se amate l’arredamento moderno e di design, questo è il posto che fa per voi.  Infatti la locanda è caratterizzata da un mix di interni antichi e moderni: i mattoni a vista raccontano la storia di questo edificio storico situato nel centro di Treviso.

Perché si:  perché amiamo i luoghi dove il moderno e l’antico si incontrano e vivono in totale armonia.

B’n’b Rialto 13 è situato nel cuore della città. Gli appartamenti sono nuovi e moderni: bellissimi giochi di colore con l’arredo delle stanze che rendono questo b’n’b davvero unico.

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Perché si:  mette a disposizione dei clienti delle biciclette gratuite per girare meglio la città senza dover prendere la macchina.

B&B Palazzo Raspanti: consigliato per chi ha ama un stile elegante e classico. Il b’n’b è infatti ubicato in un palazzo del XVI secolo, antica residenza del pittore rinascimentale Lorenzo Lotto.

Perché si:  perché si respira un’ aria elegante e antica.

Potete trovare tutte le strutture su www.booking.com

‘Ndemo a bere un’ombra?

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I turisti che vengono a visitare il bellissimo Veneto – e quindi anche a Treviso-  sentirà spesso dire questa frase: “ ‘Ndemo a bere un’ombra!” ovvero “Andiamo a bere un bicchiere di vino”.

Non è strano che il bicchiere di vino venga chiamato “ombra”? Ovviamente, come tutti i detti popolari, ha origini antichissime e leggendarie.

Durante il periodo della Serenissima Repubblica di Venezia era piuttosto normale che un incontro d’affari tra due mercanti finisse con un bicchiere di vino per suggellare il patto. I bar dell’epoca però erano bancarelle gestite da un vinaio che mesceva il vino in bicchieri nel mezzo delle piazze o lungo i portici.

Bere un bicchiere di vino in estate, sotto il sole caldo non era del tutto gradevole, per non parlare dell’effetto aumentato che l’alcol esercitava con la calura estiva. Fu così che un ingegnoso gestore di una bancarella in Piazza San Marco decise di sfruttare la generosa ombra del campanile dell’omonima piazza, spostandosi di ora in ora a seconda dell’ombra proiettata per terra. I simpatici bevitori veneziani cominciarono così a rivolgersi l’invito “andiamo all’ombra?” per intendere l’ombra del campanile dove si vendeva il vino. Con il passare del tempo “ombra” divenne sinonimo di “bicchiere di vino”. Da qui l’espressione “bere un’ombra”, ancora comunemente usata nel dialetto veneto.

Leggete questo post per scoprire tutti i vini della nostra zona di Conegliano e Valdobbiadene: https://mipiacetreviso.wordpress.com/2014/10/13/treviso-e-i-suoi-vini/