‘Ndemo a bere un’ombra?

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I turisti che vengono a visitare il bellissimo Veneto – e quindi anche a Treviso-  sentirà spesso dire questa frase: “ ‘Ndemo a bere un’ombra!” ovvero “Andiamo a bere un bicchiere di vino”.

Non è strano che il bicchiere di vino venga chiamato “ombra”? Ovviamente, come tutti i detti popolari, ha origini antichissime e leggendarie.

Durante il periodo della Serenissima Repubblica di Venezia era piuttosto normale che un incontro d’affari tra due mercanti finisse con un bicchiere di vino per suggellare il patto. I bar dell’epoca però erano bancarelle gestite da un vinaio che mesceva il vino in bicchieri nel mezzo delle piazze o lungo i portici.

Bere un bicchiere di vino in estate, sotto il sole caldo non era del tutto gradevole, per non parlare dell’effetto aumentato che l’alcol esercitava con la calura estiva. Fu così che un ingegnoso gestore di una bancarella in Piazza San Marco decise di sfruttare la generosa ombra del campanile dell’omonima piazza, spostandosi di ora in ora a seconda dell’ombra proiettata per terra. I simpatici bevitori veneziani cominciarono così a rivolgersi l’invito “andiamo all’ombra?” per intendere l’ombra del campanile dove si vendeva il vino. Con il passare del tempo “ombra” divenne sinonimo di “bicchiere di vino”. Da qui l’espressione “bere un’ombra”, ancora comunemente usata nel dialetto veneto.

Leggete questo post per scoprire tutti i vini della nostra zona di Conegliano e Valdobbiadene: https://mipiacetreviso.wordpress.com/2014/10/13/treviso-e-i-suoi-vini/

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Un pensiero su “‘Ndemo a bere un’ombra?

  1. Sete d’amore (2006)

    O fontana dalle forme
    generose, ho sete d’amor
    e sai tu come placarla?
    Voglio riaccostarmi
    al tuo fiore di carne
    da cui zampilla carme
    di palpiti e un vino
    dalla schiuma d’oro.
    Voglio sentirmi di nuovo
    a casa, tra paterne mura
    che si specchiano
    nel Cagnan di mulino
    ove fiorisce la rosa
    e placido cigno nuota.
    Voglio rimirar la Loggia
    dei Cavalieri, la chiostra
    di merli del palazzo
    della Signoria di Treviso,
    con la sua piazza bella
    che talora odora di radicchi.
    Nella Marca Gioiosa
    d’Asolo voglio tornar.
    Ah, ho sete d’amore!
    E sai tu come placarla?

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