Il Radicchio Rosso è un elisir: tutte le proprietà e i benefici (+ alcune ricette)

radicchio_rosso_benefici

Curarsi attraverso l’alimentazione è ormai la parola d’ordine per la medicina contemporanea, ma forse non tutti conoscono le proprietà e i benefici del Radicchio Rosso.

Il ruolo che le scelte alimentari possono avere nella prevenzione e cura di molte malatti  è stato uno dei temi al centro del 6˚ Congresso Nazionale SICCR – Società Italiana di Chirurgia Colo-Rettale -, che si è svolto a Treviso dal 4 al 7 ottobre, intitolato “La Centralità del Paziente – Qualità, Multidisciplinarietà, Management”.

L’organizzazione del convegno ha scelto come partner il Consorzio Tutela Radicchio Rosso di Treviso Variegato di Castelfranco IGP, riservando a questo prezioso ortaggio prodotto della Marca Trevigiana, una particolare vetrina che ha consentito di metterne in risalto le proprietà salutistiche.

A illustrare le proprietà e i benefici che derivano dal prodotto è lo stesso presidente del congresso, Giulio Aniello Santoro, chirurgo e ricercatore trevigiano, direttore della Società Italia di Chirurgia Colo-Rettale: “L’effetto disintossicante e di stimolazione della depurazione dell’organismo dalle tossine (agendo sulle funzioni del fegato) è determinato proprio dal tipico e caratteristico sapore amarognolo l’ ottimo rapporto tra elementi a effetto antiossidante quali l’acido folico, il calcio e il potassio, i principi depurativi e disintossicanti e la presenza dei polifenoli, crea un insieme di benefici che lo rendono un alimento antiossidante, in grado di prevenire l’invecchiamento precoce e i tumori dell’intestino, anche grazie alla ricchezza di fibre, che ne agevola la regolazione”.

Nel corso del convegno è spettato al dr.Giampiero Cione, Responsabile dell’Ambulatorio di “Chirurgia Colo-Proctologica” dell’Ospedale San Giovanni Bosco in Napoli, illustrare i benefici del fiore d’inverno. Il Radicchio Rosso di Treviso grazie alla ricchezza di calcio e ferro, ha proprietà benefiche per il metabolismo delle ossa e per un miglior equilibrio della pressione sanguigna; facilita la digestione, la secrezione della bile e l’eliminazione dell’urina, grazie ai sali minerali e alle sostanze amare che stimolano la secrezione dei succhi gastrici; limita l’assorbimento del colesterolo e riduce il rischio di malattie cardiovascolari per la presenza di inulina, fibra vegetale contenuta nelle sue foglie. Il Radicchio Rosso di Treviso non solo assicura un’ottima digestione (aspetto fondamentale per la prevenzione dei tumori all’intestino, ma è adatto anche a chi ha problemi di colesterolo e di ipotensione.

Il Radicchio Rosso è un elisir: tutte le proprietà e i benefici (+ alcune ricette)

Leggete anche “Ricette con il radicchio rosso” https://mipiacetreviso.wordpress.com/2015/02/09/menu-di-san-valentino-a-base-di-radicchio/

 

Annunci

Un pensiero su “Il Radicchio Rosso è un elisir: tutte le proprietà e i benefici (+ alcune ricette)

  1. La rosa di Murano (2010)

    In bellezza corro giù, questa lascio con piè veloce.
    Navalestro, in gondoletta! Fate presto: ho fretta.
    A luna di Venezia, Ah! stasera, nulla si vieta:
    scocco il volo da Lucrezia, Colombina che mi allieta.
    Non ancora sa la cosa che damasca quel giardino,
    la regina più graziosa che abbia visto da vicino.
    Ogni volta che la penso, che alato sentimento:
    che bocciolo sia l’intento, suscitandomelo intenso!
    Dacché ne vidi il bel viso ad un convito di buon doge,
    non son pago di un sorriso, ma, altrove, la Gran Croce…
    Per la sola i mie’ sospiri! Non v’è perla che più miri,
    che ti intenerisca core, che t’ispiri tanto amore.
    Come scorgi gli occhi bisi di ventaglio veneziano
    scopri dolci paradisi cui si sposa baciamano.
    Ondeché in canaletto si sviolini serenata
    piccione viaggiatore già precede l’ambascia del mio
    parigrado al maggior musico di corte: cose belle!
    Ve’ che gioiel vedrà allora, d’un fulgor che innamora
    negli accenti di un Adagio sì sublime come bacio!
    Lo voglia il ciel che mi dica di sì, nel vivo stupore
    a drappi d’Oriente: codesto anel non aspetta che un sì.
    Alla vicina lumiera, lo riavvolgo per benino
    nel casto fazzolettino che le cadde quella sera.
    Mentre indiavolato rema, a un solo pensier me trema:
    che in seno al caro mio ben vi alberghi ben altro bene:
    non corrisposto, gran mestizia fascerebbe lo spirto
    mio, come nebbia il sole. Ma la so tuttora nubile:
    perciò m’è dato di sperar, e ciò mi distempra gelo.
    La laguna negli argenti specchia luci quasi al largo;
    al rintocco sottovento, ecco i marmi di San Marco:
    lì s’innalza vecchio faro che barbaglia fascio chiaro
    verso quel mar, tutto seta, ove incedono le stelle.
    Non conosco poggi o monti tanto cari per figura
    come quelli d’Italia; Ah, quante notti sognai l’oro
    che ne infiora la Natura dalle cime tra’ vapori
    a ben fertile pianoro! Nella gloria di Signori,
    ogni palazzo che sorge su quest’acque di smeraldo
    par tessuto in un arazzo azzurro; alla via per Rialto,
    allorché ‘na gran chiesa ammantasi di splendor, soave,
    si ode il bel canto di coro che, lodando nostro Signor,
    sembra angelicare l’ora, serenissimo sussurro.
    Cosa certo, da spavento, le bombarde mo’ risento…
    A Lepanto, che tamburi! Si rugghiò a pugni duri;
    al vogar a perdifiato contro più legni cozzato:
    e ad ogni cozzo bombivano galee, mentre bandiere
    verdi ci vomitavan addosso il lor amaro fiele.
    Se ne uccisi? Se bocconi o al tappeto io ne misi?
    Ottomani col coltello ricevettero gli onori:
    al quadrato degli orrori fu serrato chiavistello.
    Alle ondate barbaresche rosseggiavano le schiume,
    disorientate soldatesche vi persero anco il lume!
    Barbarigo per ria sorte vi fu colpito a morte.
    Ma la vittoria arrise ai forti. Non scordo tanti morti.
    Deh, rifuggiamo dolor cocenti: che tale fior di bello
    rossore non mi caschi e, tra lamenti, sogno si spezzi!
    Ma mi par d’intravveder la Contarini mia tra la gente,
    angelo biondo dall’acconcio crine, negli usati vezzi
    di raccoglierlo in alto a guisa di tanti bei cornetti.
    Fermo gondolier solerte. La osservo attentamente
    rincasar. Ei fa l’affiancata. M’aggiusto gran cappello.
    Sceso, ne contemplo il balcone. Avvolto nel mantello,
    giro i tacchi e, nel tintinnìo di speroni, sospirando me
    torna a bordo. Serata eletta, questa – mi dico -:
    “Vita o morte” mio motto, tra poco scateneremo
    un’offensiva a muraglie d’orgoglio: questo, l’inganno
    dolce di Eros? Poiché l’Amore Vero è gran mistero
    di un bello sanza fine, sì altero, croce, delizia al cor,
    quasi desisto, ma, com’è vero che è me dei Moro,
    così agiremo. Deciso, desisterò manco irriso.
    “Eco la note ke, al ciàr di luna, corte di stele
    aduna, ma come li oci di Voi ciò, no le xe bele!
    Vaga Lucretia, perla di Venetia, di Adriatico
    cuna…” – Ma che melodia quest’una? Ed ecco fendere
    l’acque un saluto amico: ‘na chitarra, un flatuccio
    e do ribeche fa l’inchino, ma il piacer è tutto mio,
    e mi auguro che un bel sorrisetto via via si rifletta
    sul quieto specchio di tale concertante gondoletta:
    “Ecco la notte, il chiar di luna e… magica laguna!
    Vaga Lucrezia, perla di Venezia, ecco la notte
    che chiare stelle aduna ad una ad una, ma come i cigli
    bisi di Voi non sono tanto belle! Se dirlo col cuor
    significa amor, ecco ‘na cosa che a gioia si sposa!
    V’è rosa e rosa d’amor, se cambia color vi cangia
    odore; siffatta l’ho tinta nel cuor, e di rubino
    color ’sto fiore. Vaga Lucrezia, perla di Venezia,
    ecco ciò in segno d’amor; invero, prodigio del cuor
    di natura non vile, ma quanto Voi giammai gentile!”.
    Tenorile voce morente nell’aere, mi appare:
    e coglie l’attimo al volo e coglie fior sanza duolo.
    Nel sapermi ancora vivo, piange e nel contempo ride.
    Sì: piacevolmente sorpresa, Lucrezia piange e ride!

    [Una tantum note d’autore ai propri esadecasillabi: 1. Navalestro: rematore (D’Annunzio); 2. Gran Croce: vela quadra crociata, nave da guerra; 3. Bisi: occhi verdini, in dial. veneto; 4. Do ribeche: due viole; 5. Vaga L.: da leggersi Bella L. ; 6. L. piange, ché a Venezia ricevere, allora, una rosa significava che l’amato era morto in battaglia; 7. Al cantore propongo una vocalizzata scala misolidia: i=fa, é=mi, è=re, a=do, ò=si, ό=la, u=sol].

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...